A Tempesta,

che è arrivata nella mia vita

come un dono del cielo, a ricordarmi

che l’amore vero non ha bisogno di parole.

A lei, che mi ha insegnato la fedeltà,

la presenza, la gioia semplice.

A lei, che mi ha guardato l’anima

quando il mondo guardava altrove.

Questo libro è per chi ha trovato in uno sguardo animale

la carezza più umana che esista.

Perché tra me e Tempesta non c’è solo affetto,

c’è un patto di luce che nemmeno il tempo

potrà sciogliere.

Ci sono libri che si aprono con una storia.

E poi ci sono libri che si aprono con una ferita, un abbandono, un tremito.

Questo libro comincia così: con una cucciola che si sveglia da sola in una scatola, al freddo, invisibile al mondo

Eppure, già da quelle prime righe, intuisci una cosa semplice e potente:

Dio non inizia mai dai forti, ma dai fragili.

Tempesta entra nella tua vita pagina dopo pagina come un soffio che consola.

Parla con il linguaggio puro degli animali, quello che non giudica, non calcola, non pretende. Racconta il mondo come lo vedono loro: con stupore, con paura, con fiducia lenta, con amore immediato.

E tu, leggendo, scopri che in ogni sua parola c’è una parte di te:

il tuo gelo, le tue attese, i tuoi abbandoni, le tue rinascite.

Poi, improvvisamente, dentro ogni capitolo, arriva la mia voce.

Una frase semplice, ma spalanca l’abisso della misericordia:

«Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto» (Lc 19,10)

E lì capisci che questa non è solo la storia di un cane salvato.

È la storia di chiunque si sia sentito smarrito.

È il racconto di come Dio passa nelle pieghe dell’ordinario:

in uno sguardo, in una carezza, in una porta aperta, in un ritorno che consola.

In ogni pagina Tempesta ti insegna qualcosa:

che non sei mai troppo ferito per essere amato,

che il corpo è un dono da custodire, che la felicità vive nelle piccole cose, che la fiducia è il primo passo per voler bene, che anche ciò che non capiamo può proteggerci, che le storie — come ossi del cuore — ci salvano dalla solitudine.

Io, invece, provo a mostrarti il Vangelo attraverso la vita di un cane.

Un Vangelo che non si legge soltanto, ma si sente sulla pelle.

Un Vangelo che profuma di pane caldo, di casa, di ritorni, di mani che curano, di passi che non abbandonano.

Perché dovresti leggere questo libro?

Perché dentro questa storia c’è la tua storia.

Perché Tempesta parla alle tue paure.Perché io parlo alle tue domande.

Perché insieme — io e lei — ti mostriamo che l’amore non è un sentimento: è un modo di guardare, di accogliere, di restare.

Questo libro è per chi si è sentito solo, per chi ha perso fiducia, per chi ama gli animali, per chi cerca Dio e non lo vede, per chi vuole un racconto che abbraccia e guarisce.

È per chi ha bisogno di una carezza che non giudica.

È per chi desidera tornare a vivere con stupore.

L’INIZIO…

Mi svegliai di colpo per il freddo. Cercai col muso il corpo morbido e caldo della mia mamma, ma non c’era.

Cominciai a piangere. E fu allora che capii: non ero più nella mia tana.

Ero in una scatola di cartone umida, abbandonata in un angolo della strada. Ogni tanto un soffio di vento più forte mi pizzicava il naso e mi faceva rabbrividire.

Attorno a me, un sacco di duezampe correvano distratti. Nessuno mi annusava. Nessuno si fermava. Mi lanciavano uno sguardo veloce, poi tornavano a correre.

Poi, all’improvviso, sentii un rumore distinto. Dei passi. Più lenti. Diversi da tutti gli altri.

Alzai il muso. Tra la folla, vidi un duezampe con un lungo cappotto scuro. Non correva. Camminava piano. I suoi occhi si posarono su di me. Si fermò e si chinò, guardandomi negli occhi.

Mi sembrò di scorgere in quello sguardo qualcosa che avevo visto solo una volta: negli occhi della mia mamma, quando mi leccava il muso.

Avvicinò una mano. La annusai. Profumava di pane caldo e pioggia.

«Cucciolina, che ci fai qui tutta sola?» mi sussurrò.

Mi sfiorò con una carezza, e la mia coda cominciò a muoversi da sola, veloce, felice.

Lui mi sollevò con dolcezza e mi strinse al petto. Il calore del suo corpo mi avvolse. La sua voce mi faceva

venire voglia di leccargli il naso.

«Non temere, piccolina» mormorò piano. «Ora sei al sicuro. Ti porto a casa, starai bene.»

Mi portò dentro una scatola con le ruote e mi fece sedere vicino a lui. Il viaggio fu breve, ma per me sembrò

lunghissimo. Ogni scricchiolio mi faceva rizzare le orecchie, ma la sua zampa calda sulla mia schiena mi faceva sentire protetta.

Arrivammo alla sua tana. Il duezampe mi portò in una stanza e mi fece sedere su un tappeto. Poi uscì per un attimo, ma tornò con una ciotola. La posò davanti a me.

Annusai, e il mio stomaco fece le capriole. Cominciai a mangiare.

«Sei al sicuro qui, piccola. Mangia con calma. Da oggi, questa è la tua casa.»

Si sedette accanto a me, e il suo sguardo era morbido come una carezza tra le orecchie.

«Vedi» mi disse, «a volte ci sentiamo soli, abbandonati, come se nessuno ci vedesse… ma Dio non ci lascia mai davvero.

Lui ci manda qualcuno, sempre.

Oggi mi ha mandato te.

E io ti accolgo come un dono.»

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Acquistandola, non scegli solo un libro: scegli di sostenere persone e animali bisognosi, perché ogni

ricavato diventa un gesto d’amore concreto.

Grazie per far parte di questo abbraccio.

Don Cosimo e Tempesta